Aumentaci la fede
 


Testo: Luca 17:5,6 - Allora gli apostoli dissero al Signore: <<Aumentaci la fede>>. Il Signore disse: <<Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “sradicati e trapiantati nel mare”, e vi ubbidirebbe>>.

Ci sono state persone nella seconda guerra mondiale che hanno rischiato la propria vita per salvare uomini, donne e bambini dall’inferno nazista.
Ci sono medici che vanno nei paesi più poveri del mondo, per salvare vite umane, dando la loro disponibilità e professionalità. Questi, fanno parte di una organizzazione umanitaria chiamata “Medici senza frontiere”.
Molti di loro lasciano la propria famiglia per mesi e mesi, pur di alleviare sofferenze in posti dove c’è precarietà di sopravivenza, danno soccorso e cure, a popoli stremati dalla fame e dalle malattie.
Se non sentissero questo amore, nel senso anche di dovere per il loro lavoro, non potrebbero fare tutto ciò che fanno. Quando toccano un ammalato, lo curano, lo confortano, l’accarezzano e, dietro a tutto questo c’è amore.
“Le mani che portano cure, sollievo e conforto, vengono accolte come angeli”.
Ho visto in TV un programma che denunciava la non partecipazione delle nazioni ricche a donare i farmaci a queste popolazioni. Molte case farmaceutiche non offrono nulla, mentre mettevano in evidenza una casa farmaceutica tedesca, che si è impegnata a dare “la medicina” come la chiamano gli ammalati del posto. E’ un “Antiretrovirale” ma non basta per tutti.
La morte dei bambini con questo farmaco è calata vertiginosamente. Bambini che si fanno piccole ferite ma, non essendo vaccinati prendono infezioni e rischiano l’amputazione agli arti e, si muore per molte malattie che nelle nazioni ricche non fanno più paura. I medici purtroppo devono selezionare i pochi farmaci, e anche i malati. Per un medico non poter somministrare quello che necessita a un malato è una sconfitta, per una possibile guarigione non raggiunta. Cosa gli rimane da fare a questi medici?... “Praticare l’eutanasia ai più gravi”. Non avendo farmaci in sufficienza devono selezionare i malati. Danno assistenza in capsule fatiscenti, quello che passavano attraverso lo schermo erano gli sguardi tristi di chi aveva bisogno di cure. Sono quegli ammalati che le viene negato anche di sperare, e aspettano fino che si spezza quel filo di respiro, senza che arrivi quella medicina che le possa dare la speranza per curarsi. E Sono sguardi che arrivano fino a noi, imploranti alla pietà. L’altra faccia della medaglia è quella delle nazioni ricche, l’ammalato chiede di staccare la spina dalle macchine per il troppo accanimento terapeutico, chiede che si stacchi quel filo che lo tiene in vita, anche questi, hanno lo sguardo imploranti di pietà …! “Come il caso Weber”.(…) I malati hanno lo stesso sguardo nella sofferenza...!
Mi fa riflettere tutto questo!... Che differenze di valore di vita c’è in questi due estremi!... Poi il medico fece vedere un campo grande, dove dovrebbe nascere l’ospedale, e diceva: “i lavori devono iniziare, ma non si sa quando ...” Per adesso, c’è solo una ruspa che aspetta!.. I suoi occhi guardavano la lunghezza e la larghezza di quel campo, con le braccia lungo i fianchi, di chi si sente legate le mani da un suo dovere che deve adempiere, e si leggeva nei suoi occhi che sarebbe passato del tempo a quel sogno. Dopo aver vissuto queste esperienze, alcuni rimangono in Africa per dare il loro aiuto. Questi due medici erano Italiani.
I potenti di questo mondo hanno bocca e non parlano a favore del misero, il potere ha orecchie, e non ascolta. La Parola di Dio (La Bibbia) ricorda a tutti: “Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gl’infelici; apri la bocca, giudica con giustizia, fa ragione al misero e al bisognoso”(Prov. 31:8,9). Ci sono uomini che lottano per un giorno e si sentono buoni, uomini che lottano per un mese, e si sentono migliori, altri lottano un anno, e altri ancora lottano tutta la vita, e questi ultimi sono imprescindibili, sono questi che danno la vita e lottano per dare uguaglianza, rispetto, dignità umana a ogni persona che viene frodata dai propri diritti, portano i valori della pace, e della fratellanza. E vivono per questo!... E per queste cose, molti, vengono colpiti a morte. In Colossesi leggiamo: “Perché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona” (Col. 1:10). In Luca 17:6 abbiamo letto: Il Signore disse: “Se aveste fede quanto un granello di senape”… E’ la prima volta che Gesù denomina un denominatore, un granello di senape, paragonato a una fede importante e solida.
Gesù non ha mai quantificato la fede a chi si accostava a lui per seguirlo, ma, a una donna che le sfiorò la sua veste disse: “Figliola, la tua fede ti ha guarita” (Mat. 9:20-22). E parlò del centurione, della fiducia e della fede che ripose nelle parole di Gesù: “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”… Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: “Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande!” (Mat. 8:7,8,10). Gesù non ha detto: Se aveste fede quanto una montagna farete tanto di più … Gesù non vuole una fede povera, il granello di senape è piccolo ma è portatore di una buona pianta e frutto. Paolo analizza quello che un credente deve mettere a fuoco e dice: “L’amore di Cristo ci costringe” … perché:“Egli morì per tutti, affinchè quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro” (2^ Cor. 5:14,15). Gesù ci costringe a prendere coscienza guardandoci dentro e, dovremmo farlo sempre con una lente di ingrandimento, per presentargli il nostro reddito, e non più come evasori ma, per sentire in noi, la nostra capienza di fede, se siamo modellati e purificati dalla sua Parola; Cristo per noi si è spogliato della sua divinità. E noi! siamo consacrati a Lui? Quale amore e quanto tempo riserviamo per Gesù?
Quante volte ci concediamo frettolosamente al Signore perché non abbiamo tempo!... Restiamo schiavi dall’imperativo dei nostri impegni, e dalla vanità di questo mondo.
Gesù ci incoraggia a mettere in pratica la sua Parola, per portare frutto per le buone opere (Efes. 2:10)Quante vite umane, salvate in Africa per le cure di uomini, per un piccolo seme che è stato annaffiato con l’amore di Dio e fa grande l’amore verso il prossimo. In Luca 17: 5 ci viene detto: Allora gli apostoli dissero al Signore: “Aumentaci la fede”. Elia pregò e risuscitò il figlio della vedova di Sarepta.
Allora la donna disse a Elia: ”Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio, e che la Parola del Signore, che è nella tua bocca, è verità” (1° Re 17:24). Davide mise la sua vita nelle mani di Dio, sicuro di ottenere giustizia, cantando sempre vittoria al nemico: “Io invocai il Signore che è degno di ogni lode e fui salvato dai miei nemici. Le onde della morte mi avevano circondato e i torrenti della distruzione mi avevano spaventato (2°Sam. 22:4,5). Daniele e i suoi tre amici non persero l’abitudine di pregare in mezzo a un popolo pagano. Nel Libro di Daniele al capitolo 3:12-28 la fede di tre uomini, si è manifestata in testimonianza e ravvedimento per molti testimoni.
Anche noi dobbiamo dire come i discepoli, Signore: “Aumentaci la fede” e chiedere anche: Signore: “Insegnaci a pregare” , per avere lo sguardo nelle tue vie, e possiamo essere tenaci come lo furono i tre amici di Daniele, risoluto come Elia, mansueto e fedele come Davide. Nella misura in cui possiamo portare e offrirti la nostra coppa piena di profumi di lode, (Apoc. 5:8): “Per prostrarci davanti all’Agnello, ciascuno con delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi”. Gesù, cosa ci sta dicendo a noi ancora oggi, nel duemilaotto? “Custodite la mia Parola nei vostri cuori”. Leggendo la tua parola conosciamo la tua volontà, e ci fortifichiamo alla temperanza dei profeti. Essi non si sono venduti alla corruzione, all’idolatria e, alle minacce di morte; sono rimasti integri, fermi e operosi sotto la guida di Dio. I profeti hanno sperato, e si sono consolati nella speranza della gloria del Signore, e con la loro fede hanno abbattuto le montagne di idolatria e di ogni tempo a cui erano stati chiamati.
Hanno scalato un solo monte, quello per trovare Dio con fede, e sono arrivati fino alla vetta per sentire il suo respiro. Poi, sono scesi nell’abbraccio della madre terra,
dove ne il sole, ne il vento, li consuma. E tutti coloro che si sono addormentati col Signore nel cuore, sono vicino alla sorgente della vita, aspettano che il Signore li chiami per nome, aspettano vicino alla fonte dell’acqua della vita (Col. 3:3; Giov. 4:14).
Lo Spirito e la sposa dicono:”vieni”. E chi ode, dica”Vieni”. Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita (Apoc. 22:17).

                                                              

                                                                                                                      Maria  Severino