Il mistero di Cristo in noi

  

 

Testo introduttivo: Colossesi capitolo 1: 24-27

 

24)"ora sono lieto di soffrire per voi ; e quel che manca alle afflizione di Cristo lo compio nella mia carne a favore del suo corpo che è la Chiesa. 25) Di questa io sono diventato servitore, secondo l'incarico che Dio mi ha dato per voi di annunziare nella sua totalità la parola di Dio, 26) cioè, il mistero che è stato nascosto per tutti i secoli e per tutte le generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi. 27) Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi , la speranza della gloria." .              

Uno dei problemi a cui l’uomo si trova spesso di fronte, è capire l'altro, il suo simile..... molte volte è difficile capirlo nei suoi moventi interiori, nelle sue scelte, nelle sue motivazioni, nei suoi pensieri. Se invece  parliamo del rapporto tra l'uomo e Dio, questa difficoltà viene ulteriormente marcata e direi riconosciuta e dichiarata anche da parte di Dio.

Vediamo come si esprime il profeta Isaia al cap. 55: 8 “Infatti i  miei pensieri non sono i vostri pensieri, ne le vostre vie sono le mie vie", dice il Signore .... 

Notiamo che l'Eterno parla di questa difficoltà di capirsi su due piani: sul piano teorico <il pensiero>...... e sul piano pratico<le vie>...... infatti potremmo tradurre:

< I miei modi di pensare non sono come i vostri modi di pensare, ne le vostre scelte operative sono le mie scelte operative >.

Per meglio capire analizziamo velocemente un evento storico.Vi sono state molte incomprensioni tra il popolo   Israelita e l' Eterno.

L'antico testamento è pieno di tali episodi...... ce n'è uno in modo particolare che ci aiuta a capire qualcosa...... lo troviamo nel libro delle Lamentazioni al cap. 1: 10-13, leggiamo:10)" L'avversario ha steso la mano su quanto lei aveva di più caro; infatti ha visto i pagani entrare nel suo santuario; quei pagani, riguardo ai quali tu avevi comandato che non entrassero nella tua assemblea.11)tutto il suo popolo sospira, cerca pane;dà le cose sue preziose in cambio di cibo per poter Sopravvivere.  <Guarda, Signore, vedi in che misero stato sono ridotta! >12)<nulla di simile vi accada, o voi che passate di qui! Osservate, guardate, se c'è dolore simile al dolore che mi tormenta, e con il quale il Signore mi ha colpita nel giorno della sua ardente ira.

13) Egli dall'alto ha scagliato un fuoco, l'ha fatto scendere nelle mie ossa; ha teso una rete ai miei piedi, mi ha rovesciato la terra; mi ha gettata nella desolazione, in un languore senza fine”.            

Il profeta si esprime come se fosse la città di Gerusalemme a parlare.

Ci troviamo nell'anno 587 a. C. E' un episodio storico: Il re di Babilonia invade il regno di Giuda e quindi la sua capitale Gerusalemme, egli distrugge i suoi beni, deporta i suoi abitanti e profanano il santuario...... la realtà che i sopravvissuti hanno di fronte ai loro occhi è rovina e desolazione, e dopo una prima e superficiale analisi, come quella appena letta, in cui il Signore viene descritto come un nemico, (v.12) come qualcuno con cui non ci si capisce, subentra una fase di profonda riflessione.

La troviamo al cap. 2:10 (Lamentazione)leggiamo:

"Gli anziani della figlia di Sion stanno per terra in silenzio; si sono gettati della polvere sul capo, si sono vestiti di sacchi; le vergini di Gerusalemme curvano il capo al suolo".

Da questa riflessione nasce una presa di coscienza che capovolge radicalmente la prima accusa a Dio, alle sue vie, ai suoi pensieri, alla sua strategia.

Al cap. 3: 40-42 assistiamo al cambiamento dell'asse portante dell'analisi. Leggiamo: 40) "Esaminiamo la nostra condotta, valutiamola, e torniamo al Signore! 41) eleviamo le mani e i nostri cuori a Dio nei cieli ! 42)<<Noi abbiamo peccato, siamo stati ribelli, e tu non hai perdonato>>".

Notate: mentre prima le accuse a Dio venivano rivolte sulla base del danno subito, ora, dopo la riflessione avvenuta nel silenzio, e nell'umiliarsi (cospargendosi di polvere e curvare il capo fino a terra), gli anziani e i giovani hanno trovato la causa di tanta sofferenza: <<Noi abbiamo peccato, siamo stati ribelli>>...... e tu non hai perdonato...... cioè eravamo abituati alla tua protezione e al tuo perdono, ma poi abbiamo sconfinato nella durezza dei nostri cuori, e tu ci hai corretto...... ci hai fermati...... ci hai dato motivi per riflettere sul nostro comportamento, sulle nostre scelte, sulle vie che stavamo seguendo.....

" I miei pensieri non sono i vostri pensieri, ne le vostre vie sono le mie vie; dice il Signore......"

Signore, ti vogliamo chiedere perdono, se riflettendo sul nostro comportamento, sul nostro modo di pensare e di agire, gli uni verso gli altri e tutti noi nei tuoi confronti, se scavando nei nostri ricordi ci accorgiamo che abbiamo sbagliato, che abbiamo forse offeso te o i nostri simili, Signore perdonaci. Anzi, Signore, ti chiediamo di sensibilizzare i nostri cuori affinché possiamo renderci conto di quanto spesso noi parliamo di te senza capire l'amore di cui siamo stati oggetti sin dall'eternità, mentre viviamo in condizione di immaturità spirituale:

Non abbiamo ancora capito i tuoi pensieri, le tue vie, il tuo amore.

Ma, è proprio dalla riflessione, che n'asce un nuovo rapporto, una nuova visione, una nuova prospettiva: <<Quella della Speranza, del perdono, e della Grazia>>. E' la presa di coscienza dei propri limiti...... della propria miseria...... delle proprie contraddizioni. Sempre nel libro delle Lamentazioni al cap. 3: 21 - 25 viene dichiarata da parte del profeta questa nuova visione, che produce lucidità per essere capaci, attraverso una critica onesta delle proprie condizioni, di riconoscere la grande disponibilità di Dio a perdonarci, correggendoci, ma sempre amandoci. Leggiamo:22)" E'una grazia del Signore che non siamo stati completamente distrutti; le sue compassioni infatti non sono esaurite; 23) si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà ! 24)< Il Signore è la mia parte>, io dico,<perciò spero in lui>.25) Il Signore è buono con quelli che sperano in lui, con chi lo cerca.

Questa riflessione, ha messo il profeta e il popolo, nelle condizioni di vedere lo Stato spirituale in cui si trovavano e ringrazia il Signore perché le sue compassioni non sono esaurite, perché il suo popolo non sia stato completamente distrutto.

Esalta così la fedeltà di Dio e le sue compassioni le quali si rinnovano ogni mattina......

Gloria siano resi a Dio per la sua benevolenza e per la sua fedeltà !

Al vers. 39 egli lo esprime così: “Perché si rammarica la creatura vivente? L'uomo vive malgrado i suoi peccati !"  Questa considerazione nel profeta provoca il desiderio struggente espresso nel cap. 5:21p.p."Facci tornare a te, o Signore, e noi torneremo!" Anche noi, Signore sentiamo nel nostro cuore il desiderio di tornare a te, se ci siamo allontanati, se il nostro modo di pensare, ci accorgiamo, non è conforme al tuo......Facci capire il grande mistero del tuo amore attraverso questa commemorazione della morte e della tua resurrezione......Noi viviamo in un'epoca assai diversa rispetto a quest'episodio sia pure storico del popolo israelita.

Noi viviamo nell'epoca della ormai manifestata rivelazione del piano di Dio per gli uomini. L'Emmanuele, cioè Dio con noi si è calato nell'umanità e la storia dell'uomo ha registrato la sua divina presenza. Cristo, il Messia promesso, l' Unto ha vissuto come uomo fra gli uomini, rivelando e  semplificando il mistero del divino impegno per salvarlo. Ma due domande è d'obbligo farcele: Abbiamo noi capito il pensiero e le vie di Dio? Siamo in grado di afferrare profondamente ciò che significa:" Cristo in voi, la speranza della gloria (Secondo il pensiero di Paolo letto nel testo introduttivo di Colossesi cap.1:27?).

Per l'apostolo è molto importante e torna di frequente su questo argomento.

Lo stesso pensiero lo raccomanda ai credenti di Efeso.

Nell'epistola agli Efesini al cap.3 leggiamo i versetti 14-19:       

"14) Per questo motivo piego le ginocchia davanti al padre,15)dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome,16)affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo spirito suo, nell'uomo interiore,17) e faccia si che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell'amore,18) siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo 19)e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio".

Questi pochi versetti non solo ci ricordano che attraverso la fede, Cristo abita in noi, ma che solo attraverso questo mistero del Cristo in noi, siamo resi capaci di conoscere questo amore di Dio che rende l'uomo capace di muoversi secondo il pensiero di Dio. Questo filo conduttore è, secondo Paolo, così importante che invita i credenti a fare un esame.....Ai Corinti lo pone sotto forma di verifica, leggiamolo: In 2°Corinzi cap.13:5 p.p ."Esaminatevi per vedere se siete nella fede: mettetevi alla prova. Non riconoscerete che Gesù Cristo e in voli?"

Tu ed io siamo stimolati dallo Spirito Santo a guardare dentro di noi, sentiamo la Sua presenza?

Questo mistero della presenza di Gesù nella nostra vita è il mistero della riconciliazione e ci viene presentato nel nuovo testamento con un rito molto semplice, ma infinitamente significativo e profondo.

Sei riconciliato con Dio?  

"La santa cena o l'eucaristia". Questo rito che noi celebriamo ci ricorda con semplicità che la possibilità, l'unica per la nostra salvezza è passata attraverso un grande atto d'amore: Il donarsi di Gesù; un amore così profondo che permette al cuore umano di schiudersi e di far proprio questo dono, attraverso un profondo sentimento di riconoscenza e, creando il desiderio di voler cambiare la nostra vita di peccato veniamo trasformati dentro in modo da produrre un cambiamento radicale nel nostro modo di pensare e di essere; che consiste nel copiare l'esempio per eccellenza di Gesù Cristo, è che ripropone di volta in volta il ricordo di questo grande amore che si dona, e che ci travolge fino ad un la concretezza, talmente incisiva e palese che l'apostolo Paolo la esprime in questi termini: leggiamo in Galati cap. 2:20... “Sono stato crocifisso con Cristo; non sono più io che vivo, ma Cristo vivere in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel figlio di Dio il quale mi ha amato e a dato se stesso per me.

Solo una riflessione personale, oltre che collettiva e profonda e un atteggiamento di preghiera e riverenza interiore sul tema dell'incarnazione come mistero del dono di Dio a noi, potranno farci recepire in una comunione fraterna e con Dio questa esperienza così fortemente sentita da Paolo e potrà avviare un processo di conformazione a Cristo, che attualizza nella concretezza dell'esistenza l'intuizione dell'apostolo. Quando si riesce a realizzare questa sintonia perfetta con Cristo, allora, si riesce a parlare a pensare come lui, perché il peccato non ha più alcun potere condizionante sia nei nostri pensieri che nelle nostre azioni...... attraverso la santa cena, se concentriamo la nostra attenzione e la nostra affezione sul mistero del donarsi di Dio, faremo la gioiosa scoperta che a questo mistero, fa riscontro un altro mistero, quello di vederci trasformati e desiderosi di testimoniare per Lui.

Allora scopriremo con l'apostolo Paolo che individualmente "non sono più io che agiscono, ma Cristo agisce in me......Non sono più io che penso, amo, servo, perdono, gioisco, soffro...... ma Cristo pensa, ama, serve, perdona, gioisce, soffre...... in me. Sta qui la grazia della commemorazione, ossia del ricordare la morte e la resurrezione di Cristo attraverso in rito della santa cena. Che il Signore ci conceda questa esperienza individuale e collettiva, come credenti facenti parte del suo popolo. Questo è quanto ha mi auguro per ciascuno di voi e per me.     

 

  

                                                                                                         Giovanni  Focarazzo