Le donne nella Bibbia

 

 

La Bibbia ci parla di uomini e donne e delle loro storie nel percorso dell’umanità, nel loro rapporto con Dio Creatore Salvatore.

È una storia fatta di persone, del loro mondo culturale e sociale, delle loro aspirazioni religiose.

Un mondo storicamente determinato, generazioni che si susseguono in epoche dalle caratteristiche che possiamo ricostruire con precisione.

È un fatto storico che la società d’Israele fosse una società patriarcale, centrata sulla tribù familiare, la cui autorità indiscussa era nelle mani del vecchio capo famiglia e in cui le altre persone occupavano posti gerarchici ben determinati.

È pure vero che le donne in Israele contassero pochissimo.

La donna Israelita non aveva una personalità giuridica, era in concreto sotto l’autorità maschile tutta la vita.

Non poteva rendere testimonianza in tribunale, era sottoposta a divorzio senza poter tuttavia prendere lei l’iniziativa.

Di fatto le donne vivevano come proprietà dell’uomo capo della casa, separate nei momenti politici e sociali come pure nei momenti di culto.

Vi è una preghiera ebraica che rende bene il concetto, recita così: Sii ringraziato o mio Signore perché non mi hai fatto ne pagano, né schiavo, né donna.

È evidente che le pagine bibliche parlano di una società di questo genere.

Agli autori non sarebbe mai stato possibile pensare ad una società diversa.

Ma veramente le donne rimangono secondarie nella scrittura come voleva la società del tempo?

Indubbiamente vi è un grado di subordinazione della donna in tutta la Scrittura, ma con alcune notevolissime eccezioni, sia nelle pagine dell’Antico come nel Nuovo Testamento.

Figure di donne emergono con vitalità, con originalità e con forza.

Donne coraggiose, donne intelligenti, donne che sanno esercitare autorità, donne di grandissima fede, donne recettive al messaggio, donne discepole, donne organizzatrici di comunità cristiane.

Potremmo dire, nonostante la società patriarcale, le donne nella Scrittura sono protagoniste di rilievo, come gli uomini, basta solo leggere con attenzione.

Il punto è questo.

In realtà la Scrittura per secoli è stata letta con occhi che non ponevano attenzione al ruolo importante delle donne.

Possiamo affermare che vi è stata una lettura maschilista della bibbia.

In riferimento all’Antico Testamento vorrei ricordare sinteticamente almeno tre donne, essendo impossibile citarle tutte: Rut, Debora, Ester.

Ognuna di loro in tempi e situazioni diverse ha contribuito alla realizzazione di alcuni piani divini.

Rut, alla quale è dedicato un libro, Moabita di nascita, sposa un Israelita, ma presto rimane vedova.

Sceglie di non tornare nella sua famiglia come le suggerisce la suocera Naomi, anche lei vedova, ma le rimane accanto e con lei condivide un futuro incerto e precario.

Con grande determinazione dirà: “dove andrai tu ivi andrò anch’io, il tuo popolo sarà il mio popolo, il tuo Dio sarà il mio Dio”.

Sarà abbondantemente benedetta dall’Eterno e dalla sua discendenza nascerà il re Davide e poi il Messia promesso.

La pietà verso i parenti, l’apertura verso lo straniero e la riconoscenza per la grazia della fede accordata da Dio a una straniera, sono gli insegnamenti ricchi e sempre attuali nel libro.

Debora, profetessa e giudice d’Israele, donna forte e coraggiosa.

Salverà insieme a Barak e con l’aiuto di un’altra donna Iael il popolo di Dio dal terribile nemico cananeo Sisera, con l’intervento divino.

La presenza di Debora nella battaglia fu determinante, servì d’incoraggiamento e di aiuto morale a Barak.

Debora racconterà ogni vicenda di questa battaglia in un bellissimo cantico, nel quale vi troviamo un’espressione alquanto tenera qual madre d’Israele 

(Giudici cap. 4 e 5).

Ed infine Ester, giovane eroina di Israele, che al tempo della dominazione Persiana divenne regina di Persia, con l’aiuto dello zio tutore, Mardocheo.

Venne a conoscenza degli intrighi di corte e della cospirazione contro  Giudei suoi connazionali, da parte di Aman funzionario di corte, nemico giurato degli Ebrei.

Mise in pericolo la sua vita, ma salvò il suo popolo.

Nel libro di Ester il nome di Dio non compare mai ed il nuovo Testamento non fa nessun riferimento a questo libro, ma risalta sorprendentemente bene gli interventi provvidenziali di Dio in favore del Suo popolo.

Con Gesù non inizia la rivoluzione femminista, ma qualcosa di molto più bello e consistente: Egli restituisce alla donna la sua dignità primitiva e le dà coscienza e responsabilità spirituale davanti a Dio.

La Chiesa cristiana ha trascurato quasi del tutto l’apporto delle donne alla costruzione della Chiesa, arrivando a dimenticare che accanto a Gesù, vi erano donne come uomini e che Gesù ha parlato con donne discepole, ha insegnato loro, ed è stato da loro curato nel suo ministero  ( Luca 2:3).

Si è rivelato Messia per primo ad una donna, la Samaritana, ha invitato per prima una donna, Maria Maddalena, ad annunciare ai discepoli la Sua resurrezione.

Nel corso dei secoli le donne hanno contato pochissimo o niente, Maria, la vergine madre di Gesù, modello cristiano da imitare per ubbidienza e fedeltà ne è un esempio: nel piano di Dio figurano uomini e donne, non c’è inferiorità  della donna, nella Sacra Scrittura, ma ruoli differenziati, Egli si serve di donne e di uomini per l’attuazione dei Suoi disegni.

Quando venne la pienezza dei tempi, Dio scelse di rivelare il Suo piano ad una donna, Maria vergine, che dà sfogo alla sua preghiera di lode e ringraziamento, con parole che cantano l’intervento divino a favore di coloro che non hanno peso nel mondo.

Dio opera nella storia dell’umanità rivoluzionando profondamente gli schemi degli uomini.

Egli ama uomini e donne, poveri, ricchi, liberi e schiavi, potenti e miseri.

Il ministero di Gesù sulle vie della Palestina dà mostra del Suo rapporto profondo e libero da schemi, con le donne del Suo tempo.

Gesù si lascia toccare da una donna impura (per il rito della legge),

(Marco 5:27);

ha intorno a sé prostitute; si lascia ungere da una donna dalla reputazione discussa e, di quella donna Gesù vuole lasciare il ricordo: In verità vi dico che in tutto il mondo dovunque sarà predicato il Vangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato in memoria di lei”  (Matteo 14:9).

Gesù offre misericordia e perdono anche ad una donna adultera.

Marta, Maria, Giovanna, Maddalena, Susanna… sono donne che rispondono al Suo richiamo, anche se a loro la chiamata non è altrettanto esplicita, come per Pietro, Giacomo, Andrea, Giovanni… ...

Dopo secoli le donne iniziarono a parlare, discutere, insegnare anche teologia e proporre di narrare quella parte di storia femminile dimenticata.

Certamente questa voce che le donne fanno sentire, ha conseguenze trasformanti per la chiesa.

Anch’esse chiamate a una responsabilità, devono imparare a parlare in prima persona ed essere capaci di dare il proprio contributo nella Chiesa, nella libertà spirituale, senza dimenticare che libertà sta nella virtù di parlare ed agire  per il bene della Chiesa.

Quando il Signore apre una strada, non manca mai di darci la forza e la guida per percorrerla.

Per tutti noi, uomini e donne, questa certezza è una fase, già aperta da Gesù, che sprona il cammino della fede; non dimenticando che, ognuno deve rispettare e non invadere il ruolo dell’altro.

Alcuni popoli orientali definiscono la donna usando una espressione poetica: ”L’altra metà del cielo”.

Il cielo, per la testimonianza biblica, è incantevole, offre spettacoli meravigliosi e unici da “non essere lecito parlarne” né siamo tutti, immagino, gratificati.

Ma il cielo è ancora lontano, raggiungibile solo per mezzo della fede.

Noi donne, su questa tormentata terra, desideriamo essere con tanta umiltà, in punta di piedi, con l’aiuto di Dio e la guida dello spirito Santo "l’altra metà della Chiesa”, rispettando l’importante ruolo dell’uomo.

                                                       

 

                                                                                                                                                Emma  Orsini