Le due vie... ... 

 

Testo introduttivo: Isaia c. 53: 6

Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di Lui l'iniquità di noi tutti.

Di cosa sta parlando il profeta?       -Della  mia e della tua posizione-

"Noi tutti eravamo smarriti come pecore...... ognuno di noi seguiva la propria via"...... Quale via stiamo seguendo? Di quale via parla il profeta? Quante vie ci sono? Visto che il testo parla al passato, mentre io sto parlando al presente, è possibile che si tratti di vie che interessano tutti gli esseri umani? Ebbene amici, è proprio così. Secondo la parola di Dio ci sono solo due vie: La via della vita e la via della morte. La filosofia della vita e la filosofia della morte. La cultura della vita e la cultura della morte. Il nostro tempo,ci pone con grande preoccupazione di fronte a questo interrogativo così importante.  In ogni epoca, l'uomo, ha dovuto fare la propria scelta,così come tu ed io siamo chiamati a fare la nostra. Il profeta Geremia diceva al suo popolo da parte di Dio, circa 630 anni prima della venuta  di Cristo, quanto segue: A questo popolo dirai."Così parla il Signore: Ecco,io pongo davanti a voi la via della vita e la via della morte" (Geremia c .21: 8). Il testo ci parla di una via in cui si trovano gli uomini, di oggi come di ieri, è la via che nel testo viene chiamata come" via che porta allo smarrimento" così come capita talune volte alle pecore, (noi tutti eravamo smarriti come pecore…) E' interessante conoscere come si comporta la pecora quando si perde. Ho chiesto spiegazioni ad un amico competente, ecco cosa mi ha risposto: La prima cosa che fa una pecora smarrita è belare continuamente, come cercando chi possa aiutarla, si guarda attorno per trovare una soluzione, magari, vedere il suo pastore il quale può infonderle tranquillità. Essa cammina senza una precisa meta, è spaventata è priva della sua serenità. Gli manca sicurezza e perde la pace. Se poi passa del tempo, non vedendo nessuno, viene presa dal panico e cerca di nascondersi, magari dietro qualche roccia,avvertendo per istinto il pericolo di essere preda di qualche animale feroce, perciò non bela più. Questo stato d'animo è assai famigliare all'uomo quando perde il senso  dell'essere amato e protetto, quando smarrisce la sua serenità e la sua pace, quando la sua coscienza lo rimprovera ed egli diventa consapevole di essere nel peccato e nel pericolo; quando i problemi della vita ci attanagliano come in una morsa e la malattia o la morte si presentano. Per questo motivo il nostro Creatore, Colui che conosce perfettamente il nostro animo, la nostra sensibilità più recondita e profonda e, il nostro stato di peccato, ci ricorda che noi ”tutti" eravamo smarriti come pecore... cioè, sia chi ne ha preso coscienza che chi non l'ha ancora fatto. Saranno in parte le esperienze della vita e in parte gli anni che ci aiuteranno a capire meglio la nostra precaria situazione... Quando Gesù, venne sulla terra, come uomo, quasi sempre parlava in parabole o per similitudini per porgere il suo straordinario messaggio di speranza e di vita agli uomini perché fosse capito. Molto spesso però accadeva il contrario, ma, solamente perché molti erano prevenuti nei suoi confronti o perché il suo parlare toccava in profondità le  ragioni egoistiche e di"casta"che motivava  le loro posizioni. Ecco perché Egli riprende questa immagine già usata tanto tempo prima dal profeta Isaia e famigliare al popolo, per illustrare con chiarezza la Sua posizione e quella del Padre, rispetto alla condizione delle sue creature: Tutti gli esseri umani. Uno di questi insegnamenti viene riportato nell'evangelo di Giovanni al c10:1-14 leggiamo: 1)"In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell'ovile delle pecore, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2) Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. 3) A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. 4) Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5) Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei".6)Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro. 7) Perciò Gesù di nuovo disse loro:"In verità, in verità vi dico:Io sono la porta delle pecore. 8)Tutti quelli che sono venuti prima di me,sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9) Io sono la porta ;se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà , e troverà pastura. 10) il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. 11) Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. 12)Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde. 13) Il  mercenario si dà alla fuga perché è mercenario e non si cura delle pecore. 14) Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me". Notiamo alcuni particolari che ci aiutano a capire…vi sono dei mercenari che usano qualsiasi mezzo per entrare nell’ovile; per contro il pastore entra per la porta e chiama le pecore per nome. Ai tempi di Gesù l’ovile veniva costruito con dei sassi, si ergevano dei muri sufficientemente alti per non far disperdere le pecore, ma principalmente per proteggerle dai lupi e da altri animali pericolosi durante la notte.     Vi si metteva una porta, così il guardiano poteva riposare più tranquillo. Ogni ovile conteneva più greggi, ecco perché quando la mattina il pastore entrava dalla porta chiamava le sue pecore per nome. Gesù vuole sottolineare, attraverso questa similitudine, il profondo rapporto che si crea tra il pastore e le sue pecore, proprio come Egli lo riesce a costruire con gli uomini. Leggiamo un altro versetto: al c. 43:1b, del profeta Isaia per sottolineare la tenerezza e la sicurezza che il Signore usa per tranquillizzare te e me col suo  amore: ”Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!”  Amica ed amico, hai preso piena consapevolezza di essere già stato riscattato? Gesù ha già pagato  sulla croce il prezzo dei tuoi peccati, Egli ti chiama per nome, lo sentirai dentro di te, nel tuo cuore se solo permetti a Lui di parlarti attraverso la sua parola, la bibbia. Lì, sentirai la sua voce e la riconoscerai….perché Egli va davanti a te e sarà vicino a te e tu non sarai più smarrito, perché c’è Lui che ti conduce per i sentieri di giustizia. Il punto centrale di questa similitudine sta nel modo in cui il pastore raccoglie il suo gregge. Gli uomini vengono a Dio perché Egli li chiama…. attraverso la coscienza, la sua parola, alcune esperienze, il dolore….ecc... ecc... Egli può usare qualunque situazione per farci capire il suo amore, ma ciò che è importante è fare attenzione alla sua voce. Nell’ultimo libro della bibbia,l’Apocalisse, Egli ci ricorda: ”Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre  la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me”. (Apocalisse c. 3:20) Tutto  questo sta ad indicare il grande rispetto che Lui ha per noi, ma anche la  sua grande disponibilità nei nostri confronti per cenare insieme e diventare amici. Ovviamente, Egli si aspetta che noi apriamo la porta del nostro cuore.  Ma Torniamo al c. 10 dell’evangelo di Giovanni, nei versetti dal 7 in poi, Gesù continua a sviluppare questa similitudine del pastore. Dopo che il suo gregge è stato separato dalle altre pecore, egli  lo conduce a pascolare, cioè a nutrirsi, nei pascoli vicino all’ovile, egli stesso si pone sull’ingresso facendo così da porta. Le pecore possono così uscire  e pascolare sentendosi al sicuro con la presenza del pastore. Tutto questo va visto e collocato ora sul piano spirituale. Mi preme sottolineare per prima che quando Egli ci pastura, del suo cibo spirituale, lo fa sempre concedendoci grande libertà, infatti precisa: “Io sono la porta; se uno entrai per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura”. Se la nostra anima si nutre del cibo che Egli ci procura, noi saremo nutriti, nel pascolo dove ci conduce… a sazietà, e saremo liberi di entrare ed uscire, perché siamo salvati attraverso Lui e la nostra vita sarà al sicuro con Lui. Mi piace molto questa metafora di Gesù, perché ci fa capire che quando la nostra fede è costruita su Lui, e nutrita da Lui, saremo liberi  di entrare ed uscire, saremo nelle condizioni cioè di ascoltare qualsiasi pensiero spirituale e capirne il contenuto, valutarne cioè la qualità e la provenienza. Se quel cibo spirituale non è da parte sua lo capiremo subito! Perché le sue pecore conoscono la sua voce, la sua misericordia, la sua dolcezza, il suo amore, il suo messaggio. Quando Gesù disse:Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti”, si riferiva a quei capi religiosi, che parlavano nel nome di Dio, carpivano la buona fede del popolo, ma non si erano curati del nutrimento spirituale del suo popolo. Ecco come si esprime il profeta: (Ezechiele al c. 34:2b-4)“Così parla Dio, il Signore: Guai ai pastori d’ Israele che non hanno fatto altro che pascere sé stessi! Non è forse il gregge quello che i pastori devono pascere? 3)Voi mangiate il latte, vi vestite della lana, ammazzate ciò che è ingrassato, ma non pascete il gregge. 4) Voi non avete rafforzato le pecore deboli, non avete guarito la malata, non avete fasciato quella ferita, non avete ricondotto la smarrita, non avete cercato la perduta, ma avete dominato su di loro con violenza e con asprezza”.  I credenti che fanno attenzione al nutrimento che ricevono dal loro Maestro, sanno che la conoscenza vera di Dio non poggia su erudizione, capacità dialettica, grande disquisizione teologiche, ma su dei valori spirituali che hanno la forza di trasformare la propria vita; nel messaggio che ricevono, avvertono la voce di Gesù. L’Apostolo Paolo esortava gli anziani, o vescovi, cioè i responsabili della chiesa di Efeso con queste parole: ”Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti “ vescovi”, per pascere la chiesa di Dio, che Egli ha acquistata con il proprio sangue (Atti c .20 :28). Tutti coloro che hanno sentito la chiamata di Dio e hanno risposto mettendosi al servizio del Signore,hanno un immenso privilegio ed una grande responsabilità: Lavorano al servizio del Re dei Re, sono chiamati a nutrire spiritualmente  il gregge, ma hanno l’imperativo di trasmettere ciò che il supremo Pastore, Gesù, desidera per i suoi. Ascoltiamo come ce lo ricorda l’apostolo Pietro: 2)“Pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo  Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo;     3) non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. 4)E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce (1° Pietro c. 2-4) ”. L’Apostolo ci ricorda che il compito supremo è quello di preparare i credenti a questo momento straordinario e meraviglioso, in cui il Cristo ritornerà. Questa volta però il “Buon Pastore verrà per premiare coloro che sono nel Suo gregge, quelli cioè che hanno ascoltato la Sua voce. E’di grande importanza perciò, sia per chi pastura, (coloro che sono chiamati a trasmettere il messaggio di salvezza), sia per coloro che vogliono nutrirsi spiritualmente della Parola di Grazia (il gregge), essere nella condizione di ricevere la sua approvazione. Poiché il tempo in cui viviamo vi è molto interesse quasi esclusivamente per le cose materiali, l’Apostolo Paolo ci ricorda:1) Or sappi questo: Negli ultimi giorni verranno tempi difficili; 2) perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi,3) insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, 4)traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio,5) aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza” (2°Timoteo c. 3: 1-5). Chi avrebbe potuto descrivere duemila anni fa con maggiore precisione un quadro più esatto del tempo in cui viviamo? Cosa dobbiamo e possiamo fare, rispetto ad una situazione così scoraggiante e dilagante? Se volete,vi consiglio di soffermarvi su ognuna delle condizioni, che l’Apostolo ispirato ci sottolinea per riflettere. Non vi risulta che l’insieme di tanti valori umani, morali e spirituali,ormai smarriti dall’uomo, ci portino in quella “via della morte?”. Forse è veramente il momento di chiederci: A chi permetto di nutrire la mia anima? E’ il buon pastore, colui che ha dato la sua vita per me? Attingo alla fonte della sua Parola perché possa nutrire l’anima mia di pensieri e speranze eterne? Un’ultima cosa che mi sembra opportuno sottolineare è la motivazione che il buon pastore,Gesù,dà per cui è venuto sulla terra:Io son venuto perché abbiano  la vita e l’abbiano in abbondanza”. Cara amica e caro amico, il solo motivo vero per cui il figlio di Dio ha lasciato il cielo ed è venuto su questa terra è l’amore che ha per te e per me, per tutti gli esseri umani creati a sua immagine e somiglianza. Purtroppo non sempre ce ne rendiamo conto. Ma la parola di Dio ci ricorda:”Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni c. 3:16). Se crediamo in questo, abbiamo capito il messaggio centrale della parola di Dio, mentre ci accorgiamo che non esistono molte vie da seguire: O la via della vita, o quella della morte. Che il Signore ci aiuti   a scegliere, a schierarci per la via che produce”vita in abbondanza” ciò significa vita eterna…

Questo è il mio augurio per te e per me.

 

                                                                                           Focarazzo Giovanni