Per favore, chi ti ha mandato?... ... 

 

Era l’inverno 2002… ...

Mi trovavo sull’Euro Star, andavo da Bologna a Napoli, per frequentare un corso di aggiornamento teologico, a Vico Equense.

Nello scompartimento c’erano due signore e una ragazza di ventidue anni.

Mentre si dialogava del più e del meno con le due signore, la ragazza si appisolava per lunghi tratti.

Questo fino a Roma, dove le due signore scesero.

Nella stazione Termini la ragazza si svegliò e cominciammo a dialogare….

In quel periodo, si parlava spesso dell’ articolo 18 (il quale impedisce il licenziamento di lavoratori senza una giusta causa), ed ero interessato a conoscere il suo pensiero.

Condivideva o no l’abrogazione di quell’articolo una ragazza così giovane?

La sua idea, si rivelò negativa riguardo all’abolizione del suddetto articolo.

Si sviluppò così un dialogo nel quale sottolineammo che, se ciascuno in base alle proprie possibilità facesse il bene, la società o addirittura l’umanità vivrebbe molto meglio.

C’è grande bisogno di diminuire l’egoismo e l’egocentrismo fra gli uomini, cercando di più la condivisione e l’altruismo che ci rendono più umani e sensibili verso gli altri, dando senso e significato alla vita.

Consolidato il principio del valore di fare il bene, sentii il bisogno di sviluppare ulteriormente l’argomento.

Feci allora un'affermazione: ”Tal volta chi fa del bene pur troppo riceve del male”,naturalmente diedi forza a questo discorso attraverso alcuni episodi.

Gli  chiesi: ”Ti è mai capitato di ricevere del male, dopo aver fatto del bene?"

La vidi pensierosa, perché questa domanda fece scattare in lei il ricordo, triste, di un episodio avvenuto qualche anno prima nell’ istituto dove studiava, e la cui storia purtroppo l’aveva molto delusa, (me lo raccontò dopo).

E’vero quanto affermi, mi disse.

Fu a questo punto del dialogo che aggiunsi: L’ argomento è assai interessante, ma, per arrivare ad una conclusione e poter sciogliere ogni riserva per fare il bene assumendo un atteggiamento corretto e coerente, è necessario avere delle forti motivazioni, le quali poggino su qualcosa di solido e duraturo.

Bisogna sviluppare delle radici profonde che diano veramente, un senso a quello che facciamo, altrimenti la determinazione di fare il bene può venir meno.

Questo, è un argomento particolare per me e, per riuscire a spiegare ciò che penso, ciò che motiva le mie scelte di fondo, devo parlarti di un personaggio che ha dato senso e significato a tutta la mia vita.

Lei mi chiese: "Chi è questo personaggio?" Gli risposi: Gesù Cristo.

Te ne parlo soltanto se lo vuoi, ma non perché mi vergogno….

Per qualche attimo rimase assorta nei suoi pensieri, poi mi disse: “Parlami di Gesù, sì,  parlami di Lui, voglio capire”.

Dissi: Una delle prime cose che mi tocca della Divinità, è che” Dio si propone all’ uomo, ma non si impone”!

Il profondo rispetto che Egli ha per le sue creature, eleva i miei sentimenti e la mia riconoscenza.

Tutto questo lo ha registrato la storia umana quando Gesù venne, oltre duemila anni fa, come uomo fra gli uomini.

Egli, che insieme al Padre ed allo Spirito Santo, creò l’ universo, miliardi di galassie all’ interno delle quali vi sono innumerevoli sistemi solari, e infiniti esseri perfetti, che noi conosciamo come Angeli, Cherubini, Serafini ecc.. ecc... ma, che creò anche questo nostro mondo, con tutte le meraviglie che vi sono, a partire dai semplici fili d’erba che servono come tappeto, dandoci

la possibilità di godere del creato, alla perfetta complessa e meravigliosa vita dell’uomo.

La ragione della incarnazione di Gesù Cristo nel prendere forma umana, si trova nella capacità più grande di fare il bene.

Dopo la creazione, la disubbidienza a Dio provocò al genere umano, immensi problemi:

Decadenza fisica, malattie, violenze e per fino la morte, ma per l’amore che la Divinità a sempre avuto nei confronti delle sue creature, in piena armonia, Padre, Figlio e Spirito Santo, elaborarono ed accettarono un piano, chiamato:” Piano della Redenzione”, la cui realizzazione passa appunto attraverso specifici impegni e, per quanto ci interessa da vicino per il nostro argomento, la disponibilità di Gesù di lasciare la gloria e l’adorazione di cui Egli godeva per riconquistare gli uomini attraverso il più grande atto d’amore mai visto e mai sentito.

Incarnandosi e prendendo il posto di Adamo, senza mai usare la sua Divinità, dimostrò che era possibile ubbidire a Dio senza mai cedere alle provocazioni e alle tentazioni del maligno e, subendo su di se la condanna e tutte le conseguenze pagò l’ intero prezzo del nostro riscatto.

L’apostolo Paolo ci ricorda: ”Come per mezzo di un solo uomo (Adamo) il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato, la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato...

Tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell’uno  che è Gesù Cristo  (Romani c. 5: 12,17).

Così il suo carattere e la sua natura ci sono stati rivelati, ed è per questo che per definizione Dio è Amore.    

In questa meravigliosa storia, tu ed io ne siamo direttamente interessati, come ogni essere umano.

Uno dei versetti più belli della bibbia dice:

“Poiché Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito figliolo affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna” (evangelo di Giovanni c. 3: 16).

Se però consideriamo la sintesi che l’evangelo ci rapporta rispetto a come gli uomini si sono comportati nei confronti di Gesù, impariamo che: E’venuto fra i suoi, ma i suoi non l’anno ricevuto;

che Egli ha camminato fra gli uomini facendo del bene e dopo che ha speso la Sua vita guarendo gli zoppi, i ciechi, i lebbrosi (Matteo c. 11); dopo aver risuscitato dei morti (vedi Lazzaro Giovanni c. 11), il figlio della vedova di Nain (Luca c. 7) e, dopo aver difeso i più deboli, viene ingiustamente accusato e condannato a morte.

Egli giusto,fra gli ingiusti (i due ladroni accanto a Lui sulla croce), ma la sua determinazione non viene meno.

Ma la vera forza, il vero principio del suo amore lo scopriamo proprio sulla croce.

Mentre lo schernivano e lo sfidavano dicendogli: ”Salva te stesso, se tu sei figlio di Dio, e scendi giù dalla croce!”

Egli riesce a pronunciare parole di e di intercessione nei confronti proprio di quegli uomini così ostili e ingrati al suo stupendo amore, dicendo: ”Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”…(Luca:c. 23: 34).

Mancava poco ormai per arrivare a Napoli.

Lei mi disse: Ho bisogno di sapere qualcosa di estremamente importante.

Per favore: ”Chi ti ha mandato”?

Ho risposto che se mi faceva capire per quale motivo mi rivolgeva questa domanda gli avrei risposto.

Mi raccontò: ”Sono una studentessa universitaria, sto tornando a casa per ritrovare me stessa.               

Studio in una università privata che i miei genitori, abbastanza facoltosi, avevano piacere frequentassi.

Vi sono tutti figli di persone ricche.

Mi sarei iscritta più volentieri ad una qualsiasi università, ma, per accontentare i miei genitori ho aderito.

Sentivo dentro di me il bisogno e ne vedevo tutta la bellezza di fare qualcosa per i meno fortunati di me, ma sentivo di essere svuotata e completamente confusa per tutto quello che mi circonda….

Ho scelto e studio ”Diritto Internazionale” proprio per essere utile per alcuni, ma fino a poco più di un’ ora fa avevo smarrito ogni motivazione.

Però incontro te nel treno e, senza che io accennassi minimamente allo stato d’animo cui mi trovavo, ai problemi che avevo, allo svuotamento dei valori che provavo, tu li hai affrontati tutti, nei dettagli, radicalmente; dando risposte esaurienti a tutte le mie perplessità e ricostruendo in me la gioia dell’essere utile e fortemente motivata. Per questo ti richiedo: ”Chi ti ha mandato”?

A questo punto il treno rallentava, stavamo entrando in stazione.

Ho risposto: Io non conoscevo assolutamente il tuo problema, ma so che il Signore procura sempre un modo per far conoscere il Suo pensiero alle persone che scelgono di fare il bene.

Forse Egli ha usato me per dare una risposta a te.

Ne sono grato a Dio… La nostra Italia, ha bisogno di giovani con propositi come i tuoi.

Segui il tuo cuore. Non ti fermare di fronte alle difficoltà.

Più grandi esse sono, più grande sarà la gioia e la gratificazione che ne seguirà mettendoti al servizio del bene.

Solo così scoprirai di ricevere forza ed aiuto da quel Dio misericordioso e compassionevole che ha dato la Sua vita per ciascuno di noi.

Per questo disse: ”Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”  (Giovanni c. 10:10).

Senti, aggiunsi: Non è corretto che io ti dia il mio numero di telefono.

Potrebbe essere male interpretato.

Però sappi che, se dovessi trovarti nel futuro con altri dubbi su questi argomenti, cerca il mio numero telefonico e se potrò sarò sempre disponibile per incoraggiarti e incitarti verso il bene.

Si scrisse il mio nome e cognome e scendemmo dal treno…

Dopo pochi passi sul marciapiede c’era una coppia distinta, il papà e la mamma di questa straordinaria ragazza, me li presentò.

Mi congratulai con loro per la nobiltà d’animo della loro figliola e, scusandomi per non potermi fermare, dovendo prendere la coincidenza per Vico Equense, mi congedai con una cordiale stretta di mano e ricordando ai genitori che lei, la figliola, avrebbe fornito i motivi del mio palese apprezzamento ci salutammo.

Dopo riflettendo sul contenuto di questo incontro non potei fare a meno di ringraziare il Signore perché ci sono ancora dei giovani disponibili per fare il bene; perché Egli mi aveva usato per incoraggiare questa ragazza e perché il Signore la benedicesse nelle sue decisioni di collaborare con l’autore del bene, cioè Dio. 

 

 

                                                                                          Giovanni  Focarazzo